Mi chiamo Gianni Leone, in arte G.Karloff.
Sono nato a Roma nel 1975 e per molti anni ho vissuto e viaggiato in diverse città d’Europa, esperienze che hanno nutrito la mia curiosità visiva e la mia ricerca artistica.
Dal 2021 ho scelto di vivere ad Alfedena, un piccolo borgo montano dell’Appennino abruzzese, dove la natura e il ritmo delle stagioni sono diventati parte essenziale del mio linguaggio espressivo. I colori delle stagioni influenzano profondamente il mio modo di vedere e di creare.
I verdi intensi dell’estate, i rossi e gli ori dell’autunno, i grigi freddi dell’inverno e le trasparenze azzurre della primavera sono per me come voci della montagna che entrano nei miei lavori. In ogni opera cerco di far dialogare la luce del paesaggio con il mio mondo interiore, unendo esperienza naturale e visione immaginaria. Nella digital art ho trovato il mezzo ideale per unire gesto, tecnologia e pensiero. Il mio processo creativo segue un percorso preciso: realizzo a mano l’opera su tavoletta digitale, la elaboro con diversi software per ottenere determinati effetti, impiego l’intelligenza artificiale per modulare luci, texture e atmosfere, ritorno ai programmi tradizionali per rifinire e ricomporre l’immagine finale. La post-produzione digitale è per me solo una fase di rifinitura, mai di sostituzione. Non considero il digitale un artificio, ma un’estensione naturale della pittura, uno spazio dove la materia si trasforma in luce. Accanto alla mia attività artistica, sono anche scrittore. Sono molti i miei articoli che potete trovare “sparsi” su internet. Ho pubblicato diversi libri, disponibili su Amazon, nei quali porto avanti la stessa tensione che anima la mia pittura: un equilibrio tra introspezione, visione e ironia, tra realtà e immaginazione. La mia arte è in continua evoluzione. Ogni opera rappresenta un passaggio, un esperimento, una mutazione nel mio percorso di ricerca. Nulla rimane fermo. Tutto cambia. La visione, la materia, il linguaggio. Cerco costantemente nuove forme di espressione, unendo pittura, tecnologia e immaginazione in una dimensione dove il gesto antico incontra la sensibilità digitale. Negli ultimi anni la mia ricerca si è spinta verso una fusione di cyberpunk surrealismo, barocco e pop art. In questa unione la forza visionaria del futuro dialoga con la teatralità della tradizione e con la brillante immediatezza del linguaggio popolare. Il mio stile si muove così tra innovazione e memoria, tra artificio e verità, tra luce e ombra. Ma ciò che per me è essenziale è la consapevolezza che la mia arte non è destinata all’eternità. È arte da consumo, nata per vivere nel presente e non per sfidare il tempo. Non cerco di creare opere immortali, ma immagini che appartengano profondamente all’oggi, che riflettano la fragilità e la transitorietà della società contemporanea. In questo senso la mia arte diventa un modo per dissacrare l’idea di eternità. Credo che la bellezza non debba essere eterna, ma viva. L’arte non deve farsi monumento, ma esperienza. Non deve aspirare all’infinito, ma testimoniare il tempo in cui nasce. In questa consapevolezza trovo la mia libertà più autentica. Creare senza la paura del tempo significa restituire all’immagine la sua natura umana: viva, imperfetta, destinata a scomparire, e proprio per questo reale.



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